Sono passati ormai quasi due anni dall’inizio della pandemia e, da allora, la vita di tutti noi è completamente cambiata. La normalità sembra lontana anni luce e a farla da padrone sono le restrizioni che continuano ad essere imposte per cercare di arginare i contagi. Tra i soggetti maggiormente colpiti da questo terribile periodo vi sono, sicuramente, le persone anziane, le quali hanno sofferto maggiormente a causa di fragilità fisiche e cognitive. La necessità di ridurre le interazioni sociali ha portato effetti negativi sia sulla condizione fisica, ma anche su umore e performance cognitive. Dovendo rimanere a casa per tutta la durata della giornata, anche la loro attività fisica è stata compromessa, comportato un aumento delle problematiche già, di per sé, connesse alla vecchiaia. Tra di esse: artrosi, osteoporosi, diabete, malattie cardiovascolari e neurologiche come Alzhaimer e Parkinson. Dal punto di vista psicologico, la persona anziana presenta una percezione più acuta della perdita e soffre in misura maggiore le rinunce a cui è stato obbligatoriamente sottoposto. Che si tratti di un compleanno familiare o di una cena in famiglia per le varie festività, per l’anziano questi eventi rappresentano delle vere e proprie occasioni di socialità, alle quali è difficile rinunciare. Inoltre, tra le prime strutture a rischio, vi sono state, fin da subito, le RSA. All’interno di queste ultime, si è registrato un alto tasso di mortalità e, per tale motivo, l’adozione di una valida strategia vaccinale è risultata essere l’unico modo per arginare tale tragica situazione. Al contempo, l’avvento della situazione Covid-19 ha fatto emergere la consistente fragilità di queste strutture, sia dal punto di vista della regolamentazione che dal punto di vista organizzativo. Per tali motivi, sarebbe necessaria una riorganizzazione di tutto il sistema dell’assistenza anziani, così da rendere adeguati gli standard ed evitare che possano ripetersi nuovamente situazioni del genere, rinforzando i contributi a formule che non prevedevano l’assembramento, tra cui troviamo l’assistenza domiciliare.
Cura delle altre patologie e provvedimenti necessari
A partire dall’inizio della pandemia, il pronto soccorso ha iniziato ad essere visto come un luogo pericoloso, da evitare in quanto inevitabile fonte di contagi. Chiaramente, ciò corrisponde ad un pericolo piuttosto grave per tutti quei pazienti che, soffrendo di patologie gravi, avrebbero avuto, spesso, la necessità di recarsi all’interno di quest’ultimo. Durante il primo lockdown, sono calati gli accessi in ospedale sia per infarti che per sindrome coronarica acuta. La difficoltà dei medici nel fare visite a domicilio ha creato una gran quantità di problemi a coloro che soffrono di malattie crocniche – degenerative. Anche dal punto di vista diagnostico, inoltre, si sono ottenuti dei rallentamenti che avranno conseguenze tangibili sul decorso delle malattie. In considerazione della situazione attuale, sono necessari provvedimenti utili a garantire benessere e sicurezza gli anziani. Prima di tutto, sarà necessario riorganizzare le RSA e le cure domiciliari, potenziando l’assistenza sanitaria dedicata ai fragili grazie ai fondi destinati dal recovery plan, facendo attenzione a personale sanitario, struttura e ricevendo assistenza ospedaliera. Altro passaggio necessario sarà quello di sviluppare protocolli e iniziative che possano rendere accessibili a tutti gli anziani programmi di esercizio fisico, in quanto ritornare ad una vita fisicamente attiva corrisponderebbe alla strategia vincente, tramite la quale poter uscire dalla pandemia e ridare dignità e salute alla terza età.