L’emergenza Covid-19 ha imposto, più volte, la chiusura di ogni tipo di attività possibile costringendo alla chiusura delle scuole e, di conseguenza, alla didattica a distanza per i bambini. In questo senso, il lavoro delle baby-sitter è diventato un asse portante del nostro paese. Se, infatti, le baby-sitter si occupano dei nostri figli, dunque dei più piccoli, le badanti si occupano degli anziani, ovvero della parte più debole della nostra popolazione e che, molto spesso, richiede un’assistenza costante. Insieme alle colf, le badanti corrispondono alla categoria dei lavoratori domestici, ovvero coloro la cui attività lavorativa si basa, essenzialmente, sulla cura delle necessità di vita familiari.
In Italia i lavoratori domestici sono circa due milioni, un vero e proprio esercito di donne che, in seguito allo scoppio e all’evoluzione della pandemia, si è rivelato sempre più fondamentale. Secondo l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, vi è stato un consistente aumento del fabbisogno di assistenza anziani da parte delle famiglie, soprattutto per ciò che riguarda i bambini. Si tratta, tuttavia, di una categoria di lavoratori costretta, per la maggior parte, a lavorare in nero. Dunque, senza tutele di alcun tipo. Circa il 70% di questi ultimi sono stranieri e il 90% sono donne. Nel 2020, tuttavia, qualcosa è cambiato.
A seguito dell’avvento della pandemia, c’è stato un boom di assunzioni di lavoratori domestici. Dunque nel 2020, momento in cui qualsiasi settore era fermo, il settore dei lavoratori domestici era l’unico ad assumere. Tuttavia, più che di volontà di messa in regola, si è trattato di necessità. Badante, colf e baby-sitter, infatti, non potendo effettuare spostamenti soltanto motivati, rischiavano di far emergere la propria condizione irregolare all’interno delle autocertificazioni. Alla fine del 2020 il numero dei lavoratori domestici regolari è salito fino a raggiungere il milione. La pandemia ha fatto sì che emergesse l’importanza delle professioni volte a prestare assistenza e cura, non soltanto agli occhi dei cittadini ma, anche e soprattutto, agli occhi del governo. Nonostante ciò, lo Stato non agevola il settore.
Come agevolare il lavoro regolare
Quanto valgono le professioni domestiche? Durante l’anno 2019 gli italiani hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici. Si tratta di una spesa a carico delle famiglie che corrisponde ad un risparmio consistente per lo Stato, sia in termini di welfare che in termini di assistenza. Per far emergere il lavoro in nero, sarebbero necessari sgravi fiscali. Secondo il presidente dell’Addindatcolf Andrea Zini, il piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe corrispondere all’unica opportunità utile per la riforma del settore del lavoro domestico, iniziando dal sistema di tassazione imposto alle famiglie che, ad oggi, consente loro di usufruire di sgravi parziali e insufficienti.
Dobbiamo, tuttavia, constatare la totale assenza di ogni riferimento al lavoro assistenza domiciliare, mancanza piuttosto grave e deludente, soprattutto sulla base del ruolo che tali figure hanno svolto durante questi mesi di emergenza sanitaria. Il rischio non sarebbe, quindi, quello di non andare avanti ma, al contrario, quello di tornare indietro. Senza incentivi all’assunzione, infatti, i rapporti di lavoro rischiano di tornare ad essere nuovamente irregolari entro il 2022.
Fonti: https://www.corriere.it/buone-notizie/21_marzo_15/angeli-nero-badanti-baby-sitter-welfare-nascosto-che-ci-salva-vita-deca39e4-8516-11eb-bffe-e0da654e6bc0.shtml