Oggetto di grande scalpore e sgomento è stato un articolo uscito su diversi giornali e affrontato all’interno di diversi programmi televisivi che riportava la notizia relativa al posticipo dell’entrata nella terza età. Tale annuncio è avvenuto durante il sessantatreesimo Congresso Nazionale della SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, svoltosi durante l’anno 2018. Si tratta di una definizione estremamente innovativa e dinamica del concetto di anzianità che meglio si adatterebbe alle performance fisiche e mentali attuali di uomo e donna che vivono in paesi sviluppati economicamente, oltreché alla situazione demografica generale della popolazione italiana. Prima di tale ridefinizione, ad aver fissato il momento di inizio dell’anzianità fu Otto Von Bismark, il quale indico nei 65 anni il momento di inizio della terza età. Tale affermazione è stata, tuttavia, smentita ampiamente nel corso degli anni. Tuttavia, Otto Von Bismark delimitò il periodo di inizio e fine dell’anzianità in una fase storica di gran lunga differente da quella attuale. All’epoca, infatti, erano veramente pochi coloro che riuscivano a raggiungere il traguardo stabilito dallo studioso tedesco. Nonostante ciò, tale definizione è rimasta valida fino a qualche anno fa, sostenuta dalla convinzione secondo la quale esiste un limite fisiologico sulla vita umana. Dunque, le definizioni attuali vedono come anziana una persona che abbia superato i 65 anni di età.
A causa dell’allungamento della speranza di vita in seguito alla nascita, si è pervenuti ad un nuovo livello di anzianità: la quarta età. Si è proceduto, dunque, alla classificazione, all’interno della categoria della terza età, delle persone con più di 65 anni che si trovino in buona salute, inserimento sociale e disponibilità di risorse e all’inserimento all’interno della quarta età di coloro che necessitino di assistenza continua da parte degli altri e si caratterizzino per decadimento fisico. Altro metodo utilizzato per parlare di anzianità è la suddivisione in quattro sottogruppi, ovvero:
- Giovani anziani: persone con un’età compresa tra i 64 e i 74 anni
- Anziani: persone di età compresa tra i 75 e gli 84 anni
- Grandi Vecchi: persone con un’età compresa tra gli 85 e i 99 anni – Centenari La SIGG ha proposto di ridefinire il concetto di anzianità alzando il momento in cui l’anzianità avrebbe inizio ad un limite pari a 75 anni. Un 65enne attuale ha, infatti, oggi la forma fisica e cognitiva che un 40-45enne aveva 30 anni fa e, a sua volta, un 75enne quella di un individuo che, durante il 1980, aveva 55 anni.
La proposta del SIGG
La proposta della SIGG è, di conseguenza, quella di aggiornare il concetto di anzianità, adattandola alle attuali aspettative di vita presenti all’interno dei paesi sviluppati. Secondo quanto riportato dai dati, infatti, in Italia l’aspettativa di vita avrebbe subito un aumento pari a 20 anni rispetto al 1900. Buona parte della popolazione di età compresa tra i 60 e i 75 anni è, inoltre, in ottima forma e non possiede malattie. All’interno di una società, come quella italiana, sempre più longeva, con malignità si potrebbe pensare che spostare la data di inizio della terza età potrebbe essere un modo per anticipare il pensionamento. Tuttavia attualmente tale aspetto non sembra essere previsto nelle argomentazioni proposte dalla SIGG. In ogni caso, l’imporsi di tale nuova soglia potrebbe determinare dei cambiamenti non indifferenti a livello sociale e culturale.
Secondo quanto riportato nel 2010 dal Corriere della Sera, considerare i 65enni come anziani è anacronistico in quanto questi ultimi risultano essere in forma tanto quanto i 55enni di 40 anni fa. Secondo un’indagine condotta dall’università di Göteborg i settantenni di oggi sono in possesso di capacità cognitive di gran lunga migliori rispetto ai loro coetanei di 30 anni fa. Secondo quanto riportato dalla rivista Scientific American, per continuare a stare attivi non bisogna mai lasciarsi andare ma mantenersi sempre attivi, sia mentalmente che fisicamente, avere interessi sempre nuovi accettando, però, i propri limiti. Non si tratta di un approccio eccessivamente ottimistico ma, piuttosto, di avere un approccio più sano alla vita, così da rendere più lieve il passare degli anni senza concentrarsi esclusivamente sul senso di perdita per ciò che non si possiede più. Molto spesso, infatti, a prendere il sopravvento è il cosiddetto “Ageismo”, ovvero la rassegnazione che l’anziano prova osservando l’età che avanza. Alcune persone anziane, infatti, pensano che, arrivati ad una certa età, curarsi non abbia più senso. In realtà, però, la maggior parte della spesa sanitaria è destinata alle persone anziane. Secondo uno studio del Censis la paura degli italiani non è, tuttavia, essere curati male, ma non essere autosufficienti. In questo senso, fondamentale risulta essere il supporto offerto da un servizio di assistenza anziani. Tra le alternative più gettonate vi è, poi, anche la possibilità di assumere una badante.